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Le
origini della guerra
La
seconda guerra mondiale fu originata dall’azione aggressiva della Germania in
Europa e del Giappone in Asia. Mentre in Germania l’ascesa al potere di Hitler
aveva segnato la rinascita del nazionalismo, in Giappone si vedeva nella
creazione di un grande impero la soluzione dei gravi problemi interni.
Incoraggiato dal potere conquistato da Hitler, Mussolini assunse un
atteggiamento colonialista e nel 1936 proclamò l’Impero d’Etiopia. In
seguito, assieme alla Germania offrì il proprio appoggio alla guerra di
Franco contro il fronte popolare spagnolo. A questi primi atti di violenza, gli
stati democratici non reagirono, mentre l’Italia e la Germania erano sempre più
unite dall’asse Roma – Berlino.
Il
1° settembre 1939 ci fu l’invasione della Polonia da parte della Germania a
causa della rivendicazione della città di Danzica. Questo fu l’ultimo
anello di una catena di atti aggressivi con i quali Hitler voleva realizzare il
III Reich (3° grande impero tedesco), avendo già annesso alla Germania
Austria e Cecoslovacchia. Fu a questo punto che Francia e Gran Bretagna
dichiararono guerra alla Germania, il 3 settembre ebbe così inizio il 2°
conflitto mondiale. In seguito i due stati condussero trattative con l’Unione
Sovietica per ottenerne l’appoggio, ma si conclusero velocemente quando, i
ministri degli esteri sovietici firmarono il patto di non – aggressione con la
Germania. Mussolini nonostante fosse legato ad Hitler e alla Germania dal “
patto d’acciaio “ con il quale si impegnava in caso di conflitto ad
intervenire a favore dell’alleato, si vide costretto a causa della grave
impreparazione delle forze armate italiane a proclamare, con il consenso del
Fuhrer, lo stato di non belligeranza dell’Italia.
Le
campagne di Russia e d’Africa, l’intervento degli Stati Uniti e i successi
giapponesi nel Pacifico (1941 – 1942)
Il
22 giugno 1941 ebbe inizio l’attacco a sorpresa della Germania all’U.R.S.S..
Le armate tedesche sfondarono le frontiere russe secondo tre diverse linee di
marcia. La prima verso Leningrado, la seconda verso Mosca e la terza verso Kijev
e Harkov. I tedeschi raggiunsero in meno di un mese la linea fortificata Stalin,
che andava dal golfo di Finlandia al Mar Nero guadagnando ogni giorno chilometri
su chilometri. Nell’Ucraina le forze Russe opposero una tenacia resistenza. Ciò
non impedì che in agosto la parte occidentale della Regione fosse in mano
ai tedeschi, e in ottobre Leningrado restò isolata dal restò
dell’U.R.S.S.. Nonostante le rilevanti conquiste, il
piano di Hitler poteva dirsi a questo punto fallito. Stalin, infatti, non aveva
buttato allo sbaraglio il grosso delle sue forze come il Fuhrer aveva previsto,
ma l’aveva mantenuto al di la delle zone conquistate dal nemico, così,
al termine dell’offensiva i tedeschi non solo dovevano accusare perdite
rilevanti ma dovevano subire anche dopo il loro inutile tentativo di conquistare
Mosca, la controffensiva dei sovietici.
In
Africa gli inglesi poterono riunire le forze e nel novembre del 1941 ebbe inizio
la controffensiva che riconsegnò l’intera Cirenaica alle truppe
britanniche.
Quasi
contemporaneamente della ripresa degli inglesi in Africa avvenne l’entrata in
guerra degli Stati Uniti. L’episodio che provocò l’intervento
statunitense nella seconda guerra mondiale fu l’attacco dei giapponesi alla
base aeronavale di Pearl Harbor nelle Hawaii il 7 dicembre 1941. Il Giappone
mirava da tempo ad estendere il suo dominio in estremo oriente: aveva occupato
la Manciuria, invaso la Cina occupando Pechino, Shanghai e Nanchino, aveva
esteso la sua occupazione all’Indocina Francese suscitando la reazione di
Roosevelt e Churchill, (rispettivamente il Presidente degli U.S.A. e il primo
ministro inglese) che avevano deciso la sospensione di rifornimenti di petrolio
essenziale all’economia giapponese. Da qui la decisione di attaccare gli Stati
Uniti come premessa per la conquista della supremazia navale nel Pacifico. Il
Piano operativo giapponese tendeva alla creazione di una fascia difensiva
intorno allo stato con la possibilità di sfruttare entro questo perimetro
le notevoli ricchezze offerte dalle terre del Pacifico sud – occidentale. Il
congresso americano votò lo stato di guerra contro il Giappone. Germania
e Italia su richiesta del governo nipponico che si avvaleva del patto stipulato
precedentemente, dichiararono guerra agli Stati Uniti. Il 1° gennaio del 1942
venticinque Stati firmarono l’atto costitutivo delle Nazioni Unite e formarono
un blocco compatto contro la coalizione Nazifascista. Gli Americani in questa
prima fase della guerra nel Pacifico decisero di tenere una condotta puramente
difensiva.
Nel
frattempo gli Italo – Tedeschi, effettuate con successo alcune operazioni nel
Mediterraneo, fecero affluire in Libia un notevole gruppo di forze. Ad El-Alamein
si spense la spinta iniziale sia per la difesa opposta dagli inglesi sia per il
difetto di rifornimenti: 400 Km di deserto separavano le divisioni Italo –
Tedesche dalle basi. Nell’ottobre del ’42 il contrattacco alleato segnò
la fine della guerra d’Africa.
La
controffensiva alleata su ogni fronte (1942 – 1943)
Dal
maggio ’42 gli Stati Uniti, terminata la fase difensiva nella guerra del
Pacifico iniziarono una fase di difesa attiva. La flotta americana, si rivelò
più efficiente che quella giapponese e meglio organizzata per la
disponibilità di numerose basi, utili per il rifornimento di combustibili
e carburanti e per l’imbarco delle truppe. Le parti erano ormai invertite: il
Giappone modificò il proprio piano operativo riducendo in modo notevole
il progettato “perimetro difensivo”, mentre gli Stati Uniti tendevano alla
conquista delle isole del Pacifico. La disparità di forze divenne
evidente nel ’43 quando gli americani avanzarono sia nel Pacifico centrale sia
in quello sud – occidentale. La presenza americana si faceva sentire anche sui
fronti occidentali. Le forze inglesi e statunitensi eseguivano le direttive di
un unico comando in ogni luogo. I bombardieri, inviati in Gran Bretagna,
iniziarono nell’agosto del’42 i loro voli sull’Europa, arrecando gravi
danni all’industria bellica tedesca. Quando le truppe statunitensi sbarcarono
in Marocco e Algeria, i tedeschi si trovarono serrati tra le armate anglo –
americane. Nell’aprile del ‘43 le truppe americane si congiunsero con quelle
inglesi e le ultime forze italo – tedesche furono costrette a firmare la resa.
Le
coste tunisine costituirono la base per la campagna d’Italia. Gli alleati
effettuarono lo sbarco sulle coste meridionali della Sicilia ad Anzio. Gli
americani occuparono l’isola in circa quaranta giorni e le previsioni
ottimistiche fatte da Mussolini crollarono in breve tempo. Del resto solo una
minoranza credeva ancora nella vittoria dell’Asse. Questo si poteva capire
perché nel marzo del ’43 le masse popolari scioperarono contro il
governo, i partiti politici, disciolti dal regime, ripresero clandestinamente la
propria attività e alcuni gruppi avevano posto come priorità
l’uscita dell’Italia dalla guerra. Il 25 luglio Vittorio Emanuele III (Re
d’Italia) fece arrestare Mussolini e affidò il governo a Badoglio.
Questo dapprima continuò il conflitto poi, iniziò le trattative
per l’armistizio. L’annuncio avvenne l’8 settembre del 1943 ma, le truppe
italiane si ritrovarono indifese contro la reazione tedesca.
Gli anglo – americani sbarcati in
Calabria entrarono il 1° ottobre a Napoli, ormai in mano alla popolazione
insorta contro i nazisti. La loro marcia a nord incontro delle forti linee di
resistenza: alla fine del ’43 mentre Mussolini, liberato dai tedeschi,
costituiva la repubblica di Salò, le truppe americane erano ferme sulla
linea Gustav. E’ da dire che la lentezza delle operazioni rientrava nel piano
statunitense, infatti, lo scopo non era quello di raggiungere la Germania
attraverso l’Italia ma quello di indebolire la difesa tedesca, tenendo
impegnato nella penisola un rilevante numero di divisioni avversarie ed
evitandone così l’impiego su altri fronti strategicamente più
importanti.
La
controffensiva Russa cominciata nel ’42 trovò il suo epicentro nella
città di Stalingrado, che raggiunta dall’armata tedesca e attaccata da
ogni lato non rese le armi. I tedeschi assedianti Stalingrado divennero
assediati. Hitler ordinò di non abbandonare il campo ma la sua armata
dovette arrendersi nel febbraio del’43. Nella ritirata resa ancora più
problematica dall’inverno russo, persero la vita migliaia di soldati di cui la
maggior parte italiani.
La
guerra in Europa: Dallo sbarco in Normandia alla resa tedesca
(1944
– 1945)
Sconfitta
in Africa, costretta in U.R.S.S. ad abbandonare quasi tutte le posizioni
conquistate, martellata dai bombardamenti che ridussero le sue città ad
ammassi informi di rovine, la Germania iniziò il 1944 già
sull’orlo della sconfitta. La Resistenza che nacque come moto spontaneo di
reazione alla politica della Germania, divenne un vero e proprio “secondo
fronte” che creò gravi problemi organizzativi e militari ai tedeschi.
In Italia e in Francia gli anglo – americani ebbero i primi rapporti con i
movimenti clandestini.
Solo
nel maggio del’44, a causa del sistema appenninico e delle condizioni
meteorologiche, gli alleati statunitensi riuscirono a sfondare il fronte della
linea Gustav giungendo a Roma nel giugno ’44 e a Firenze nel settembre dello
stesso anno. Qui le operazioni alleate dovettero subire al sopraggiungere
dell’inverno una nuova sosta sulla linea Gotica. Nella primavera del ’45,
con la ripresa dell’avanzata alleata e dell’azione partigiana anche
l’Italia del Nord fu liberata: il 25 aprile gli alleati entrarono a Milano e
Genova, il 26 a Torino. Il 29 aprile Mussolini fu catturato mentre tentava la
fuga in Svizzera e successivamente giustiziato.
Nel
frattempo il comando anglo – americano sferrò il suo attacco ad Ovest
della Francia, precisamente in Normandia. Occupata la Bretagna, le truppe
alleate avanzarono nell’interno della Francia verso Parigi. Qui il 19 agosto
venne dato l’ordine di insurrezione: i carri armati americani, preceduti da
quelli francesi, entrarono nella città e il comando della guarnigione
tedesca firmò la resa. Ai primi di settembre quasi tutta la Francia era
ormai liberata e De Gaulle poteva costituire il nuovo governo. Intanto gli
alleati entravano nel Belgio e nell’Olanda.
Sul
fronte sovietico, i russi dopo aver sgomberato tutto il proprio territorio
dall’esercito invasore, lanciarono successivi attacchi che all’inizio
dell’ultimo anno di guerra, portarono il suo esercito al confine germanico.
All’inizio
del 1945 la situazione in Europa era già ben definita. Ad est la Germania
aveva perso tutti i suoi stati satelliti. Nella Iugoslavia il movimento di
resistenza Tito aveva già rioccupato gran parte del territorio. In Grecia
gli Inglesi avevano liberato Atene con l’ausilio delle forze partigiane. Nelle
regioni dell’Italia settentrionale le comunità di resistenza avevano
impegnato una parte considerevole delle forze nazifasciste.
Quando
gli alleati avevano da poco iniziato l’ultima offensiva contro la Germania,
Stalin, Roosevelt e Churchill si incontrarono a Jalta per concordare il
coordinamento del piano d’attacco e la successiva spartizione in zona
d’influenza dei territori liberati. Il 13 febbraio, si scateno l’attacco
contro le linee fortificate della Germania occidentale, mentre sull’altro
confine i russi forzavano le frontiere orientali. L’armata inglese nel
frattempo avanzava da settentrione. Il 30 aprile Hitler si suicidò
insieme con alcuni suoi fidati collaboratori. L’armata rossa entrò a
Berlino il 2 maggio e il 7 la resa della Germania segnò la fine della 2a
guerra mondiale in Europa.
Armata rossa a Berlino (foto)

La
fine della guerra in Estremo Oriente (1944 – 1945)
Al
momento della resa tedesca il Giappone resisteva ancora agli americani. Mentre
andava restringendosi il cerchio intorno al Giappone, questo tentò di
rafforzare le proprie posizioni all’interno della zona di difesa colpendo le
basi americane in Cina. Con queste operazioni i giapponesi ottennero qualche
risultato, ma non riuscirono a contrastare il rifornimento alleato della Cina.
Intanto gli americani proseguivano nella loro avanzata. Gli U.S.A. possedevano
intorno al Giappone tutti i punti strategici utili per lo scatenamento
dell’offensiva finale ma, il Giappone
non accennava ad arrendersi, anzi ricorse all’impiego di nuovi mezzi (i
Kamikaze) e risparmiò la propria aviazione per resistere all’ultimo
attacco nemico. In ogni modo il Giappone appariva già battuto e il 26
luglio ricevette dal nuovo presidente degli Stati Uniti, Harry Truman,
l’intimazione della resa incondizionata. Al rifiuto, gli U.S.A. lanciarono su
Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto) le bombe atomiche. Il 14 agosto l’Impero
Nipponico accettò la resa e la guerra ebbe fine in tutto il mondo.
La seconda guerra mondiale si chiudeva con 50 milioni di morti,
milioni di dispersi e di feriti, fra cui i sopravvissuti delle città
colpite dall'atomica contaminati dalle radiazioni.
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